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Cosa stiamo imparando dalla quarantena e dai lockdown

Ci sta ricordando che siamo tutti uguali , indipendentemente dalla nostra cultura, religione, occupazione, situazione finanziaria o dalla nostra fama.
Questa malattia ci tratta tutti allo stesso modo, e forse dovremmo iniziare a farlo anche noi.

Ci sta ricordando che in qualche modo siamo tutti collegati, e che se qualcosa colpisce noi avrà effetto anche su altre persone.

Ci sta ricordando che i falsi confini che abbiamo creato hanno poco valore perché questo virus non ha bisogno di un passaporto.

Ci sta ricordando quanto sia preziosa la nostra salute anche quando non ce ne rediamo conto e la trascuriamo mangiando malissimo.

Ci sta ricordando che la vita è corta e che quindi dobbiamo fare ciò che è più importante, cioè aiutarci a vicenda, e specialmente aiutare coloro che sono anziani o malati.

Ci sta ricordando quanto è diventata materialista la nostra società e come, in momenti di difficoltà, riscopriamo gli elementi essenziali di cui abbiamo veramente bisogno (cibo, acqua, medicine), in contrapposizione ai lussi a cui talvolta inutilmente diamo valore.

Ci sta ricordando quanto sia importante la nostra vita familiare e quanto invece la trascuriamo giorno dopo giorno. Ci sta costringendo a tornare nelle nostre case in modo da ricostruire i nostri rapporti e rafforzare il nostro nucleo familiare.

Ci sta ricordando che il nostro vero lavoro non è effettivamente il nostro lavoro, perché quello che facciamo non è ciò per cui siamo stati creati. Il nostro vero lavoro è prenderci cura gli uni degli altri, proteggerci a vicenda e giovarci a vicenda.

Ci sta ricordando di tenere sotto controllo il nostro ego, perché non importa quanto grandi pensiamo di essere o quanto grandi siano gli altri, un virus può fermare tutto il nostro mondo.

Ci sta ricordando che il potere di libero arbitrio è nelle nostre mani. Possiamo scegliere di cooperare e aiutarci a vicenda, condividere, dare, aiutare e sostenerci l’un l’altro, o possiamo scegliere di essere egoisti, accumulare, prenderci cura solo di noi stessi. È vero che sono le difficoltà a mettere in risalto i nostri veri valori.

Ci sta ricordando che possiamo essere pazienti o che invece possiamo farci prendere dal panico.
Possiamo capire che questo tipo di situazione è già accaduta molte volte nella storia e che presto o tardi passerà, oppure possiamo andare nel panico e vedere questo momento come la fine del mondo e, di conseguenza, causarci problemi.

Ci sta ricordando che questa sì può essere la fine di qualcosa, ma anche un nuovo inizio.
Può essere un momento di riflessione e comprensione, in cui riusciamo a imparare dai nostri errori, oppure può essere l’inizio di una spirale che continuerà fino a quando finalmente impareremo la lezione a cui siamo destinati.

Ci sta ricordando che la nostra Terra è malata. e che dobbiamo prendercene cura analizzando il tasso di deforestazione con la stessa urgenza con cui sono spariti tutti i rotoli di carta igienica.

Ci sta ricordando che dopo ogni salita, c’è sempre una discesa. La vita è ciclica e questa che stiamo vivendo è solo una fase di questo ciclo, quindi niente panico, anche questo momento passerà.

continua…




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Imparare ad imparare

Fino ad ora abbiamo studiato per accumulare conoscenze, ma all’atto pratico,  nella ricerca di un lavoro, non servono a NIENTE.

Ti diplomi ma ancora non sai chi sei e cosa vuoi.

Spesso la nostra capacità critica e di analisi è messa a dura prova se non demolita.

Alzi la mano chi a scuola cercava portare a casa buoni voti per, “sentrisi accettato”, per apparire degno di nota, o ricevere complimenti da professori o regali dai genitori.

E poi arrivi nel mondo del lavoro e non sai come ma ,ad un certo punto, ti ritrovi a scambiare il tuo tempo per denaro. 

E lo scambio molte volte non è affatto equo.

Ti ritrovi ingabbiato in una situazione e non capisci come è successo.

E’ TUTTO SBAGLIATO.

Non lo pensi anche tu?

Qual è il sogno che abbiamo tutti?

Non so tu,  ma io ho sempre sognato di vivere  facendo quello che più mi piace ed essere pagato per farlo.

La realtà però è molto diversa. 

E il problema a mio avviso è a monte.

La scuola, purtroppo, non ti insegna le cose più importanti.


Non dovremo studiare per accumulare conoscenze ma al contrario dovremmo imparare a imparare e a sviluppare autonomamente le nostre capacità.

Ecco appunto imparare ad imparare

Uno dei primi a studiare mettere in luce i problemi dei metodi di insegnamento attuali  è
stato Roger C. Schank.

Roger Carl Schank è un teorico dell’intelligenza artificiale americana, psicologo cognitivo, scienziato istruttore, riformatore dell’educazione e imprenditore.

Il dr. Schank ha dedicato buona parte della sua carriera alla comprensione di come le persone pensano e apprendono. 

Negli anni ’70, come presidente del dipartimento di informatica a Yale, si è concentrato sull’intelligenza artificiale e la scienza cognitiva, cercando di capire come far “imparare” i computer. 

In questo periodo è successo qualcosa che ha cambiato la sua attenzione in modo permanente:

I suoi figli sono andati a scuola; quando Roger guardò quello che stavano facendo a scuola, rimase sconvolto. 

L’istruzione dovrebbe insegnare alle persone come vivere o come guadagnarsi da vivere; le nostre scuole non fanno nessuno dei due. 

Cosa fa in realtà la scuola?

• la scuola “uccide” la naturale propensione all’apprendimento di ogni persona;
• il successo scolastico non è saper fare qualcosa ma conformarsi alle regole ed agli standard;
• la scuola fornisce agli studenti delle risposte senza che gli studenti abbiano mai fatto prima delle domande;
• la scuola attiva approcci all’apprendimento che sono l’esatto opposto di quelli che si sviluppano nel mondo reale;
• la scuola obbliga l’insegnante ad essere un selezionatore, un presentatore ed un valutatore di contenuti ma non gli chiede di essere un motivatore, un manager ed un leader;
• gli studenti per crescere hanno bisogno di feedback, ma il solo feedback che la scuola sa dare è il voto;
• la scuola non deve arrogarsi il compito di valutare perché, a valutare, dovrebbe essere chi utilizzerà quelle conoscenze;
• non ha alcun valore l’imparare per imparare anche in assenza di una applicazione.

Schank identifica quelli che lui chiama i 10 grandi errori dell’educazione”:

1. La scuola agisce come se l’apprendere possa essere dissociato dal fare
2. la scuola crede che la valutazione sia parte del loro ruolo naturale
3. la scuola crede di essere obbligata a creare curricula standardizzati
4. gli insegnanti credono di dover dire agli studenti cosa loro pensano sia importante sapere
5. la scuola crede che l’istruzione possa essere indipendente dalla motivazione per un uso attuale
6. la scuola crede che studiare sia una parte importante dell’apprendere
7. La scuola crede che attribuire voti sulla base del gruppo di età sia una parte intrinseca dell’organizzazione di una scuola
8. la scuola crede che gli studenti si impegnano solo se si devono misurare con i voti
9. la scuola crede che la disciplina sia una parte costituente dell’apprendimento
10. La scuola crede che gli studenti abbiano, di base, un intrinseco interesse ad apprendere qualunque cosa la scuola decida di insegnare loro.

Schank teorizza invece che la scuola dovrebbe contribuire a sviluppare 12 processi così suddivisi:

Processi concettuali

  • Predirre
  • Modellizzare
  • Sperimentare
  • Valutare

Processi analitici

  • Diagnosticare
  • Pianificare
  • Determinare la cause
  • Giudicare

Processi sociali

  • Influenzare
  • Lavorare in gruppo
  • Negoziare
  • Descrizione

Schank propone quindi il passaggio da un sistema di istruzione basato sulle conoscenze ad uno basato sui processi cognitivi; nei suoi libri e pubblicazioni, propone delle strategie didattiche per il conseguimento di questi obiettivi.

Personalmente ho “imparato” di più e molto più velocemente dopo il diploma, quindi fuori dall’ambiente scolastico.

Questo a mio avviso la dice tutta sull efficacia del sistema scoltastico italiano che necessita di un bel processo di rinnovamento e che sia gestito da gente competente e non da ministri “improvvisati”.

E voi che ne pensate?

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Diario

Lavoro, grandi sogni e piccoli consigli.

Ho appena pubblicato un piccolo articolo su Linkedin pulse , la piattaforma di blogging di Linkedin a proposito del lavoro dei sogni, ( …forse ho fatto una gran cazzata… ma questa è un’altra storia. )

Già il lavoro dei sogni.

In un mondo ideale tutti dovremmo fare il lavoro dei nostri sogni.

Ma cos’è?

autocitandomi:


“fare quello che ami, (qualsiasi cosa sia), dove vuoi, quando vuoi e tutto questo in modo da farti mantenere il tuo stile di vita, (o migliorarlo se possibile).”


A scuola non so voi, ma io non avevo idea di cosa fare. L’unica cosa che sapevo era che una volta terminata, dovevo andare a lavorare.

Di fatto si studia per andare a lavorare…

In realtà bisognerebbe studiare per creare VALORE … “Dario Vignali docet

In questo viaggio chiamato vita sono molte più le volte in cui perdi la bussola o sbagli rotta.

Ci si comincia ad assuefare alla routine, lavoro – stipendio – lavoro – stile di vita…

Quello che bisognerebbe fare invece è trovare la propria passione e farla diventare il proprio lavoro.

Tanto semplice a parole, tanto difficile nel tramutarlo in realtà.

Questo non te lo insegna nessuno.

Men che meno la scuola.

La tua scuola è il mondo, la tua scuola sono le esperienze che fai, e tante più esperienze fai, tanto più impari.

Queste sono alcune delle lezioni che ho imparato e che spero ti siano di aiuto:


Impara le regole, seguile e poi infrangile.

Sbaglia, e sbaglia tanto. perchè sbagliare ti insegna a vincere. Il fallimento è il primo passo verso il successo.

Non fermarti mai di imparare e non smettere mai di essere curioso. E se non lo sei diventalo.

Pensa al di fuori degli schemi.

Trova l’errore, trova il punto debole del sistema e miglioralo.


Impara a mettere in discussione tutto. A volte anche se stessi.

Ovunque tu sia, in qualunque fase della vita tu sia creati il tuo “spazio felice” e fai esplodere la tua creatività. Ti farà stare bene e forse ti svolterà la vita.

Proteggi quell’entusiasmo che hai quando inizi qualcosa di nuovo. amplificalo se riesci.

Abbi fiducia nel futuro.

Ascolta le critiche e accettale se sono costruttive. Se non lo sono, continua per la tua strada.

La vita, non ti da niente se non fai niente.

Abbraccia il cambiamento.

Rischia.

Non aspettarti lodi ma lotta per i risultati. Saranno la tua ricompensa

Quindi, se non ti senti bene dove sei, cerca una nuova opportunità e. se puoi, creala.


Fa qualcosa, non restare fermo o affogherai.

Buona fortuna.

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Business Hacking

Business Hacker

Ok. Partiamo dall’inizio:

da Wikipedia:

Hacker è un termine della lingua inglese che designa una persona che utilizza le proprie competenze informatiche per esplorare i dettagli dei sistemi programmabili e sperimenta come estenderne l’utilizzo.[

La parola deriverebbe dal verbo “To hack”, la forma sostantiva del verbo inglese “to hack” che significa “tagliare”, “sfrondare”, “sminuzzare”, “ridurre”, “aprirsi un varco”, appunto fra le righe di codice che istruiscono i programmi software.

Le origini del termine risalirebbero alla seconda metà del XX secolo e col tempo è diventato rappresentativo di una cultura e un’etica legata all’idea del software libero.

Successivamente è stato utilizzato in senso generale anche per indicare individui che studiano e sperimentano la materia, per conoscerne i segreti ed analizzarla in profondità.

Beh. A me piace definirmi un Business Hacker.

Grazie alle mie esperienze nelle piccole e medie imprese ho capito che molte aziende non sanno bene quali strumenti utilizzare per semplificare i loro processi e velocizzare le operazioni ripetitive.

Un’altra cosa che non fanno è analizzare la maggior quantità di dati possibile per migliorare l’efficienza del loro business.

Molte fanno fatica anche ad utilizzare i social e gli strumenti che abbiamo ora per attirare i clienti e fornire loro la miglior esperienza d’acquisto possibile del loro prodotto e servizio.

Sono fermamente convinto che ogni centesimo speso in tecnologia debba essere speso bene e debba servire per migliorare l’efficienza, la produttività e la potenza del tuo business e del tuo brand

Tutto questo “pippone” per dirvi che il termine Business Hacker, non esiste, o almeno esiste da ora che te ne sto parlando che da bene l’idea per farti capire quello che può fare per un business hacker per te.

Come?

Contattami e te lo spiego.

p.s.
in realtà allo step successivo trovate il Growth Hacker, ma se non avete prima semplificato il semplificabile…

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Diario

Ricominciare da 0

A vent’anni facevo siti web per un’azienda IT.
A parte la passione per i pc; di internet e di siti web nel 1999 non sapevo niente.

Ora riesco a creare un sito web da 0.

Dai 25 anni ho lavorato come impiegato in un porto turistico, anche se in realtà facevo un po’ di tutto: fatturazione, customer care, vendita, IT, social…
Anche in questa esperienza sono ripartito da zero; non sapevo niente di lavoro d’ufficio, di fatturazione, di barche nè di come si gestisse un marina.

Ora sono sicuro che potrei riuscire a farlo.

Da poco ho appena iniziato un’altra avventura nel campo della vendita e….si ancora ora ho paura. Ma so che è normale, è una regola del gioco.

Ricominciare da 0. Fa paura.

Lo fa sempre

L’inizio di ogni esperienza fa sempre paura, e meno conosci l’ambiente più sei spaventato…in realtà però ciò che ci spaventa di più è l’ignoto.

Se vuoi imparare, devi fare, e sbagliare; più sbagli, più capisci e ovviamente impari.

Un problema che ho sempre avuto infatti è che ogni volta che iniziavo qualcosa volevo già essere in grado di riuscire a farlo perfettamente. Anche senza mai averla fatta prima.

Spesso il non sapere ci fa innervosire e si corre il rischio di rovinarsi le giornata a causa di questo motivo.

Quindi rilassatevi.

(E lo dico anche un po’ a me stesso…)

Se volete un consiglio, nella nuova esperienza che vi spaventa utilizzate quello che già sapete e che vi appassiona, e vedrete che a poco a poco vi stupirete di quello che può accadere.

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Diario Riflessioni di un blogger

25 aprile

Fra pochi giorni è il 25 Aprile, in Italia sopratutto in questo periodo è una data importante e carica di significato.

E’ l ‘anniversario della liberazione d’Italia (chiamato festa della Liberazione, anniversario della Resistenza o 25 aprile) ed è come già detto una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre ogni anno.

È un giorno fondamentale per la storia d’Italia e ha un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze armate alleate e dalle forze partigiane durante la seconda guerra mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.

La Liberazione mise fine a vent’anni di dittatura fascista e cinque anni di guerra;
la data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l’avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, e poi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura definitiva della Costituzione.

Tutto questo pippone storico per farti pensare al valore della libertà.

Come voi anche io dall’ 8 marzo, infatti, sono in “lockdown” , in quarantena, e non so dalle tue parti ma qui dove vivo io (Veneto), anche se i contagi si contano sulle dita delle mani, fioccano le multe se ti trovano in giro…

Leggo proprio oggi che anche il governo ha avuto “paura” ad attuare sto maledetto lockdown già a gennaio, avendo paura di scatenare il panico.

La sfida più grande era riuscire a non limitare le nostre libertà fondamentali e al tempo stesso assicurare la sicurezza di tutti e l’equilibrio tra interessi contrapposti.

Secondo molti, (anche secondo me per la verità), hanno aspettato troppo.

Questa quarantena ci ha cambiato molto. A partire dalle nuove abitudini siamo stato costretti a fare nostre, le file ordinate , ( che in Italia mancavano da un po’ ) e non erano così diffuse, il lavarsi spesso le mani e magari disinfettare bene un po’ più spesso le superfici con cui veniamo a contatto.

Nell’ultimo mese, ti confesso essere obbligato a stare a casa mi ha fatto pensare molto alla libertà e a quanto la diamo per scontata; mi piace molto questa frase:

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.”
Piero Calamandrei

Quando sei costretto o limitato nel fare o non fare qualcosa, anche le cose più semplici, come fare una passeggiata o andare al mare acquistano un valore inestimabile.

Tornerà tutto come prima. (Forse).


Il 4 maggio sembra che un po’ di questa libertà ci venga restituita.

Ancora non sappiamo come e in che modo ma succederà.

Ci vorrà tempo, ci vorranno giorni, mesi forse un’anno, forse qualche (buona) abitudine di questa quarantena ci resterà, ma riusciremo a far tornare tutto come prima.

#celafaremo

P.s. Scusate lo sfogo


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Questione di fiducia

“La fiducia non si acquista con la forza, nè la si ottiene con le sole parole.
La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti.” Papa Giovanni Paolo II

E’ una frase del compianto Papa Giovanni Paolo II e di questi tempi è più che mai attuale.

quindi…

Cos’è la fiducia?

La fiducia è un tema complesso da chiarire, vi sfido a trovare una definizione univoca e completa.

Io definirei la fiducia, la nostra disposizione a credere a quello che ci viene detto, o la nostra disposizione ad affidarci a qualcuno o a qualcosa e lasciare che decida per noi.

La fiducia è comunque qualcosa che costruisci, che ti meriti attraverso la coerenza tra quello che dici e quello che fai, dai fatti ed i gesti che compi ogni giorno. come diceva giustamente il buon Papa Giovanni XXIII.

E come si costruisce la fiducia ?

La fiducia si costruisce in vari modi per esempio:

– creando e condividendo valore con gesti e fatti concreti,
– aiutando qualcuno in difficoltà, preoccupandosi delle sue condizione, per esempio consigliandolo in momenti particolarmente difficili,
– cercando di essere il più trasparenti possibile e magari mostrando quanto di buono abbiamo fatto noi,
– dimostrando la nostra affidabilità,
– seguendo le regole,


E queste non sono solamente regole di un buon cristiano ma quelle di un buon cittadino.

Se riesci a costruire questo tipo di rapporto con le persone non avrai più paura di niente. E la tua coscienza sarà limpida e cristallina.

Governi, aziende, persone, tutti devono far fronte a queste regole, nessuno escluso.

In questi giorni abbiamo infatti imparato tutti quanti delle lezioni importanti:

Che senza la fiducia dell’altro non si costruisce nessuna relazione tra le persone.
Che senza la fiducia degli altri paesi non si costruiscono relazioni internazionali forti.
Che senza la fiducia del cliente non si costruiscono relazioni forti con i brand.

In termini economici per esempio la fiducia è un asset. Uno dei tuoi migliori asset. (L’esempio è lo spread).

Questo periodo di quarantena è comunque utile, ci ha fatto riscoprire infatti il valore dei rapporti.

Ci sta facendo capire che ci stiamo perdendo qualcosa e che abbiamo dato per scontato molto, una cosa sopratutto:

la nostra libertà.

Dobbiamo imparare a dare valore a noi stessi prima di tutto e alle persone che lo meritano; ma a non avere paura di toglierla a chi non ne è degno, dobbiamo imparare a capire meglio chi abbiamo di fronte. Assolutamente.

Il futuro, il nostro futuro dipenderà da come utilizzeremo le lezioni imparate in questi giorni.

Sapersi conquistare la fiducia delle persone e sopratutto mantenerla, può cambiarti la vita.

Letteralmente.

Mantenere la fiducia è quindi fondamentale. perchè è molto fragile, quasi quanto un castello di sabbia.

Molto in questa vita, è questione di fiducia.

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Punto di rottura

Dalle più grandi crisi nascono le più grandi opportunità.

Ho passato i quarant’anni, e detto tra noi, non me li sento per niente.
Solo da poco però sento di aver preso, “davvero”, in mano la mia vita.

Nel 1998 faccio un corso per diventare webdesigner, scopro il web e me ne innamoro, purtroppo la vita è strana e invece che intraprendere l’attività imprenditoriale da ormai diciasette anni lavoro come impiegato in un piccolo porto turistico.

All’inizio doveva essere un “lavoro temporaneo”, qualcosa che mi permettesse di “tirare avanti” e comunque avere la mia indipendenza economica.

In poco tempo sono stato risucchiato in un vortice di eventi che mi hanno fatto “perdere la bussola”. 
Avevo perso il controllo,  mi sono fatto “trascinare e sballottare” dagli eventi e dal ritmo assurdo che aveva preso la mia vita.

Una vita in realtà non ce l’avevo più. Stavo vivendo la vita di qualcun’altro.

Stavo soltanto rispondendo a delle richieste.

Mi sono adattato.

Forse qui ho commesso il mio primo errore.

Fino a quando qualche mese fa,  la mia ultima relazione è finita e ho avuto una specie di tracollo emotivo.

Eccolo.

Il Punto di rottura.

Mi sono guardato bene dentro. A fondo. Molto a fondo.

Mi sono accorto che non ho mai pensato a me stesso. Mai.

Non mi sono mai preoccupato per me.

Ho sempre pensato prima agli altri. A “farli felici”;

La mia felicità sembrava dipendere da quella degli altri.

E’ così che ho iniziato davvero a concentrarmi su di me. E a scrivere.

Chi è Fabio?

Fabio cosa vuole?

A Fabio cosa piace?

Ho scoperto che mi piace scrivere e che la scrittura è terapeutica.

Scrivere è come pensare a voce alta.

E ho riscoperto le mie passioni, di nuovo.

Spesso trovi le risposte proprio quando inizi a concentrarti su quello che stai facendo.

Ora sto cominciando a ricostruire.

A presto.

Fabio

P.s.
E voi? Vi è mai capitato? Qual’è stato se c’è stato il vostro punto di rottura?

 

 

 

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Blogging Riflessioni di un blogger

La nascita del blog

Blog di qua, blogger di là, ma chi sa veramente da dove viene la parola blog?

Perché si chiama così?

Innanzitutto il primo blog pubblicato è datato 1997, quello di un appassionato di informatica, un tale John Barger nel dicembre del 1997.
Fu proprio Mr. Barger ad usare per primo la parola weblog, per definire la lista dei link presenti sul suo sito.

Il termine weblog è l’unione di due parole, web, (internet), e log ovvero, traccia.

Il weblog era quindi il modo per lasciare il proprio segno sul web. Il blog nasce quindi come diario online, una specie di taccuino digitale, disponibile a tutti.

Nel 1999 Peter Merholz, con il suo Peterme.com utilizzò per primo la parola blog come contrazione di weblog nacque così l’attuale definizione.

Nell’agosto dello stesso anno Pyra Labs, (poi acquisita da Google), lanciò Blogger, uno dei servizi gratuiti per la creazione di blog più utilizzato al mondo.

Dal 2000 il fenomeno dei blog è esploso e sono apparsi nuovi servizi tra i quali WordPress.

Poi sono arrivati Chiara Ferragni, Mariano di Vaio, Beppe Grillo… che sono riusciti ad evolvere il proprio blog e trasformarlo in una macchina da soldi.

Oggi la parola blog viene utilizzata, erroneamente a mio avviso anche per diari “fotografici” quali quelli tenuti su Instagram e Facebook dai vari influencer.

Sinceramente per me un blogger è un appassionato di un argomento che comincia a scrivere e condividere la propria storia e le proprio scoperte online, creando una community attorno a se.

Vuoi aprire un blog anche tu?

Io vi consiglio vivamente WordPress come piattaforma e Siteground come fornitore di hosting. Un po’ caro ma decisamente il migliore, ora anche con il supporto in italiano. Se utilizzi questo link mi fai un grande regalo e a te non costa niente di più.