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Lezioni dal Lockdown (parte 2)

Mancano alcuni mesi prima che le restrizioni si allentino e questa pandemia può quindi sembrare una punizione senza fine.

Anche se restare a casa ed evitare viaggi non è neanche lontanamente paragonabile al tempo in prigione, c’è una cosa che possiamo imparare dai detenuti.

Leggendo qua e là, nei giornali d’oltreoceano, ho trovato lo studio di un certo Mitch Abrams, uno psicologo che sovrintende alla salute mentale nelle prigioni statali del New Jersey e che pone spesso ai suoi pazienti, (dei detenuti ovviamente), questa serie di domande :

– come, cosa e chi, è importante per te? 
– cosa sei disposto a fare per rendere la tua realtà il meglio che puoi in queste circostanze? 

Siamo esseri sociali. Le circostanze a volte rendono più difficile costruire, promuovere e coltivare relazioni, anche per me questo è stato, ed è ancora, un lato di me da sistemare.

Il dottor Abrams racconta che lavorare nelle carceri per 21 anni gli ha insegnato due cose. 

Il primo è che gli esseri umani sono incredibilmente resistenti e adattabili alcuni lo riescono a fare in modo più naturale e veloce, altri meno, ma tutti lo sappiamo fare; l’evoluzione ci ha portati a questo.

la seconda è che la felicità viene da dentro. “Più riesci ad apprezzare quello che hai, meglio starai” , e non sono necessariamente cose materiali. 

Apprezzare se stessi nel momento presente, vivere nel qui e ora, partire da questo a mio avviso è la base per essere felici, anche Mitch è d’accordo.

La psicologia dello sport di resistenza ci dice che il corpo è capace di molto di più di quanto il cervello crede. (Se qualcuno ti avesse detto a marzo quanto sarebbe durata la pandemia, avresti pensato di poterla gestire?) E’ passato più di un anno e sei ancora qui e non sei ancora diventato pazzo no? Ok.

Quindi concentrati sul momento, non sul quadro generale.

L’ansia deriva dal lanciarsi nel futuro, ma “se mantieni la tua energia nel momento presente e non stai contemplando quante miglia hai in più, può sembrare facile”, questa è la versione di Jo Daniels, anche il dott. Daniels docente senior di psicologia clinica presso l’Università di Bath, in Inghilterra, ha condotto uno studio su ciò che causa ansia e depressione in condizioni di isolamento.

Come stai in questo momento? 

Ci sono molti tipi di esercizi di consapevolezza, ma uno è elencare cinque cose per le quali sei grato, ora, per quanto piccolo – sì, anche una tazza di caffè caldo conta. 

Quando ti senti sopraffatto, pensa solo a ciò che devi fare per superare l’ora successiva o il giorno successivo, non la settimana successiva o il mese successivo.

Se ti senti come se fossi un ostaggio della pandemia, beh, è ​​perché questa situazione ha una cosa in comune con l’essere effettivamente tenuti prigionieri:

  • Presenta un destino fondamentalmente incerto, ha detto Emma Kavanagh, ex psicologa della polizia e militare nel Galles del Sud che ha insegnato la psicologia della negoziazione degli ostaggi. Coloro che mentalmente si comportano meglio in situazioni di ostaggio spesso lavorano per riguadagnare una certa misura di controllo sul loro ambiente, sia che si tratti di dichiarare: “Oggi farò 100 passi intorno alla mia cella” o “Farò 50 flessioni”.

“Avere qualcosa che possiamo decidere e attivare può aiutare a ripristinare quel senso di controllo”, ha scritto il dottor Kavanagh in una e-mail. L’esercizio fisico è una buona scelta perché aumenta le endorfine, ma il tuo qualcosa non deve comportare la sudorazione. Può essere qualsiasi cosa che ti faccia sentire in controllo della tua esperienza quotidiana, sia che si tratti di una routine o di un piccolo rituale quotidiano.

Una teoria spiega questo presupponendo che quando le cose sono incerte “le persone stanno risparmiando tutte le loro energie per ciò che non sanno sta arrivando”, ha detto Jessica Alquist, professore associato di psicologia presso la Texas Tech University e ricercatrice principale dello studio. “L’incertezza potrebbe essere solo un indizio per il nostro cervello per bloccare tutto.”

Le persone che sperimentano il minimo congelamento del cervello, che gestiscono meglio l’incertezza, sono quelle che sono flessibili, ha detto il dottor Teachman, che ha anche studiato l’incertezza. 

Se ti ritrovi a perdere colpi, chiediti se stai saltando a conclusioni o supponendo il peggio. 

C’è un altro modo in cui potresti pensare alla tua situazione?
Puoi anche pensare a qualcuno che ammiri in termini di modo in cui gestisce lo stress e chiederti come potrebbe rispondere a questa situazione. 
Non preoccuparti: questo non significa che devi sempre presumere che le cose andranno bene. “Non esiste un modo giusto di pensare alle situazioni perché il nostro contesto è in continua evoluzione e le richieste sono in costante cambiamento”, ha detto il dottor Teachman.

Anche la tolleranza all’incertezza è qualcosa che puoi migliorare, anche in isolamento. 
Ecco come fare:
prova qualcosa di nuovo che non hai provato prima, preferibilmente qualcosa che ti spaventa un po ‘. La dottoressa Teachman ha provato il paracadutismo e il bungee jumping nel tentativo di spingere se stessa, ma non devi andare così lontano. 

Potrebbe essere qualcosa come inviare messaggi a qualcuno che hai incontrato e che pensavi potesse diventare un amico ma che non hai mai seguito, o dare un feedback a qualcuno quando normalmente stai zitto. 
L’idea è di fare qualcosa in cui non sai come andrà a finire, perché questo ti costringe a tollerare l’incertezza.

“Puoi farlo”, ha detto il dottor Teachman. “È scomodo ma non pericoloso.” 

E tu?
Cosa ti ha aiutato in questo periodo?

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Cosa stiamo imparando dalla quarantena: Lezioni dal lockdown (parte 1)

Ci sta ricordando che siamo tutti uguali , indipendentemente dalla nostra cultura, religione, occupazione, situazione finanziaria o dalla nostra fama.
Questa malattia ci tratta tutti allo stesso modo, e forse dovremmo iniziare a farlo anche noi.

Ci sta ricordando che in qualche modo siamo tutti collegati, e che se qualcosa colpisce noi avrà effetto anche su altre persone.

Ci sta ricordando che i falsi confini che abbiamo creato hanno poco valore perché questo virus non ha bisogno di un passaporto.

Ci sta ricordando quanto sia preziosa la nostra salute anche quando non ce ne rediamo conto e la trascuriamo mangiando malissimo.

Ci sta ricordando che la vita è corta e che quindi dobbiamo fare ciò che è più importante, cioè aiutarci a vicenda, e specialmente aiutare coloro che sono anziani o malati.

Ci sta ricordando quanto è diventata materialista la nostra società e come, in momenti di difficoltà, riscopriamo gli elementi essenziali di cui abbiamo veramente bisogno (cibo, acqua, medicine), in contrapposizione ai lussi a cui talvolta inutilmente diamo valore.

Ci sta ricordando quanto sia importante la nostra vita familiare e quanto invece la trascuriamo giorno dopo giorno. Ci sta costringendo a tornare nelle nostre case in modo da ricostruire i nostri rapporti e rafforzare il nostro nucleo familiare.

Ci sta ricordando che il nostro vero lavoro non è effettivamente il nostro lavoro, perché quello che facciamo non è ciò per cui siamo stati creati. Il nostro vero lavoro è prenderci cura gli uni degli altri, proteggerci a vicenda e giovarci a vicenda.

Ci sta ricordando di tenere sotto controllo il nostro ego, perché non importa quanto grandi pensiamo di essere o quanto grandi siano gli altri, un virus può fermare tutto il nostro mondo.

Ci sta ricordando che il potere di libero arbitrio è nelle nostre mani. Possiamo scegliere di cooperare e aiutarci a vicenda, condividere, dare, aiutare e sostenerci l’un l’altro, o possiamo scegliere di essere egoisti, accumulare, prenderci cura solo di noi stessi. È vero che sono le difficoltà a mettere in risalto i nostri veri valori.

Ci sta ricordando che possiamo essere pazienti o che invece possiamo farci prendere dal panico.
Possiamo capire che questo tipo di situazione è già accaduta molte volte nella storia e che presto o tardi passerà, oppure possiamo andare nel panico e vedere questo momento come la fine del mondo e, di conseguenza, causarci problemi.

Ci sta ricordando che questa sì può essere la fine di qualcosa, ma anche un nuovo inizio.
Può essere un momento di riflessione e comprensione, in cui riusciamo a imparare dai nostri errori, oppure può essere l’inizio di una spirale che continuerà fino a quando finalmente impareremo la lezione a cui siamo destinati.

Ci sta ricordando che la nostra Terra è malata. e che dobbiamo prendercene cura analizzando il tasso di deforestazione con la stessa urgenza con cui sono spariti tutti i rotoli di carta igienica.

Ci sta ricordando che dopo ogni salita, c’è sempre una discesa. La vita è ciclica e questa che stiamo vivendo è solo una fase di questo ciclo, quindi niente panico, anche questo momento passerà.

continua…




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Imparare ad imparare

Fino ad ora abbiamo studiato per accumulare conoscenze, ma all’atto pratico,  nella ricerca di un lavoro, non servono a NIENTE.

Ti diplomi ma ancora non sai chi sei e cosa vuoi.

Spesso la nostra capacità critica e di analisi è messa a dura prova se non demolita.

Alzi la mano chi a scuola cercava portare a casa buoni voti per, “sentrisi accettato”, per apparire degno di nota, o ricevere complimenti da professori o regali dai genitori.

E poi arrivi nel mondo del lavoro e non sai come ma ,ad un certo punto, ti ritrovi a scambiare il tuo tempo per denaro. 

E lo scambio molte volte non è affatto equo.

Ti ritrovi ingabbiato in una situazione e non capisci come è successo.

E’ TUTTO SBAGLIATO.

Non lo pensi anche tu?

Qual è il sogno che abbiamo tutti?

Non so tu,  ma io ho sempre sognato di vivere  facendo quello che più mi piace ed essere pagato per farlo.

La realtà però è molto diversa. 

E il problema a mio avviso è a monte.

La scuola, purtroppo, non ti insegna le cose più importanti.


Non dovremo studiare per accumulare conoscenze ma al contrario dovremmo imparare a imparare e a sviluppare autonomamente le nostre capacità.

Ecco appunto imparare ad imparare

Uno dei primi a studiare mettere in luce i problemi dei metodi di insegnamento attuali  è
stato Roger C. Schank.

Roger Carl Schank è un teorico dell’intelligenza artificiale americana, psicologo cognitivo, scienziato istruttore, riformatore dell’educazione e imprenditore.

Il dr. Schank ha dedicato buona parte della sua carriera alla comprensione di come le persone pensano e apprendono. 

Negli anni ’70, come presidente del dipartimento di informatica a Yale, si è concentrato sull’intelligenza artificiale e la scienza cognitiva, cercando di capire come far “imparare” i computer. 

In questo periodo è successo qualcosa che ha cambiato la sua attenzione in modo permanente:

I suoi figli sono andati a scuola; quando Roger guardò quello che stavano facendo a scuola, rimase sconvolto. 

L’istruzione dovrebbe insegnare alle persone come vivere o come guadagnarsi da vivere; le nostre scuole non fanno nessuno dei due. 

Cosa fa in realtà la scuola?

• la scuola “uccide” la naturale propensione all’apprendimento di ogni persona;
• il successo scolastico non è saper fare qualcosa ma conformarsi alle regole ed agli standard;
• la scuola fornisce agli studenti delle risposte senza che gli studenti abbiano mai fatto prima delle domande;
• la scuola attiva approcci all’apprendimento che sono l’esatto opposto di quelli che si sviluppano nel mondo reale;
• la scuola obbliga l’insegnante ad essere un selezionatore, un presentatore ed un valutatore di contenuti ma non gli chiede di essere un motivatore, un manager ed un leader;
• gli studenti per crescere hanno bisogno di feedback, ma il solo feedback che la scuola sa dare è il voto;
• la scuola non deve arrogarsi il compito di valutare perché, a valutare, dovrebbe essere chi utilizzerà quelle conoscenze;
• non ha alcun valore l’imparare per imparare anche in assenza di una applicazione.

Schank identifica quelli che lui chiama i 10 grandi errori dell’educazione”:

1. La scuola agisce come se l’apprendere possa essere dissociato dal fare
2. la scuola crede che la valutazione sia parte del loro ruolo naturale
3. la scuola crede di essere obbligata a creare curricula standardizzati
4. gli insegnanti credono di dover dire agli studenti cosa loro pensano sia importante sapere
5. la scuola crede che l’istruzione possa essere indipendente dalla motivazione per un uso attuale
6. la scuola crede che studiare sia una parte importante dell’apprendere
7. La scuola crede che attribuire voti sulla base del gruppo di età sia una parte intrinseca dell’organizzazione di una scuola
8. la scuola crede che gli studenti si impegnano solo se si devono misurare con i voti
9. la scuola crede che la disciplina sia una parte costituente dell’apprendimento
10. La scuola crede che gli studenti abbiano, di base, un intrinseco interesse ad apprendere qualunque cosa la scuola decida di insegnare loro.

Schank teorizza invece che la scuola dovrebbe contribuire a sviluppare 12 processi così suddivisi:

Processi concettuali

  • Predirre
  • Modellizzare
  • Sperimentare
  • Valutare

Processi analitici

  • Diagnosticare
  • Pianificare
  • Determinare la cause
  • Giudicare

Processi sociali

  • Influenzare
  • Lavorare in gruppo
  • Negoziare
  • Descrizione

Schank propone quindi il passaggio da un sistema di istruzione basato sulle conoscenze ad uno basato sui processi cognitivi; nei suoi libri e pubblicazioni, propone delle strategie didattiche per il conseguimento di questi obiettivi.

Personalmente ho “imparato” di più e molto più velocemente dopo il diploma, quindi fuori dall’ambiente scolastico.

Questo a mio avviso la dice tutta sull efficacia del sistema scoltastico italiano che necessita di un bel processo di rinnovamento e che sia gestito da gente competente e non da ministri “improvvisati”.

E voi che ne pensate?