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Il mio salto nel vuoto

E’ passato un’anno dal mio “salto nel vuoto”, (il mio cambio di lavoro), e sto provando a fare un piccolo bilancio.

Non so se ho fatto la scelta giusta ma allora mi sembrava così.

Diciamo che ho dovuto scegliere il “male minore”.

Di certo c’è che il cambiamento ci fa migliorare e ci fa scoprire cose nuove di noi.

Il nostro spirito di adattamento per esempio, e il fatto che non c’è niente che non possiamo fare, l’unico limite è nella nostra mente.


Tornando al mio “salto nel vuoto “, forse ti stai chiedendo se mi sono pentito?

Beh se me lo chiedi da lunedi al venerdi SI.

Il week end?

No.

Perchè, ho capito cosa ho perso degli ultimi diciotto anni.

Ho praticamente rinunciato alle amicizie e a me stesso per qualcosa che non è neanche mio in nome di cosa?

Ho un’ automobile e qualche risparmio ma non ho costruito niente.

Cosa vorrei?

Sogno da anni di scrivere un libro, sogno da anni di creare qualcosa di mio.

Si anche se questo è un periodo di incertezze e dubbi sul futuro, in un periodo forse più pericoloso per le nuove attività.

Sto rimandando da un sacco di tempo e forse sto usando un sacco di scuse perchè ho paura di sbagliare, di fallire.

Sono ossessionato dalla paura di sbagliare.

Terrorizzato dalla paura di fallire.

E schiantarmi al suolo.

A presto.



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Cambiare lavoro

Come cambiare lavoro vi può cambiare la vita.


Era un po’ che non scrivevo vero?

Anche a me è mancato molto scrivere. Scrivere in qualche modo mi rilassa.

Torniamo a noi: non mi ricordo se ve l’ho già detto ma il 13 ottobre 2020 ho cambiato lavoro.

A 44 anni.

Dopo 18 anni nella stessa azienda.

Breve recap:

Ho lavorato per diciotto anni, (diciotto, solo a scriverlo mi fa impressione….), in un porto turistico.

Sono arrivato che non avevano neanche un software per la fatturazione,
( quello che avevano infatti, era un database con una macro); quando me ne sono andato c’era un software, un sistema di salvataggio dei dati automatico in cloud , un sito web fatto da me utilizzando wordpress,
un’ account Instagram , una pagina Facebook e una pagina Google, (my business).

Ho trovato io il mio sostituto, (anzi sostituta), a cui sono riuscito ad insegnare la maggior parte delle cose in solo 10 giorni.

Nella mia nuova esperienza ero spaventato e un po’ emozionato proprio come all’inizio della mia carriera lavorativa.

Ho deciso di cambiare lavoro perchè mi è arrivata un’offerta da un’altra azienda e questa a dire la verità è stata la “spintarella” che mi serviva:

“Ho pensato se non lo faccio adesso, non lo faccio più. “

In realtà era da molto tempo che ero stanco di continuare a passare ogni week end al lavoro, stanco di non vedere un cambiamento, nessun miglioramento della mia posizione lavorativa, di non vedere un evoluzione della mia carriera nonostante mostrassi il mio impegno nel migliorare le cose.

A volte ti narcotizzi nella tua situazione e ti sembra impossibile trovare il coraggio di cambiare, trovi mille scuse, cosi cambiare diventa veramente un impresa impossibile.

Ho capito più tardi il mio valore; per rimpiazzarmi hanno/stanno rivoluzionando l’organizzazione dell’azienda.

E’ un dato di fatto da quando ci sono io, lì, le cose sono migliorate esponenzialmente.

Sono passato da fare l’impiegato in un porto turistico a fare l’impiegato-cassiere-magazziniere-commesso in una ferramenta.

Un passo indietro , potreste pensare voi.

Forse. Non sarebbe una bugia.

In realtà la mia è stata una sfida. Una sfida con me stesso.

Ho voluto mettermi alla prova.

Ripartire da 0.

Credo di aver imparato molto, in poco tempo.

Ho imparato che ci sottostimiamo molto di più di quello che pensiamo.

Ho imparato che abbiamo troppa paura del cambiamento e che dovremmo invece abbracciarlo e imparare a conviverci perché solo dal cambiamento c’è evoluzione.

Un’ altre delle cose più importanti che ho imparato è che il nostro più grande limite è dato dalla nostra mente, dai nostri pensieri.

Molte volte non si tratta solamente di cambiare lavoro ma di cambiare il nostro atteggiamento verso il lavoro che facciamo.

E voi ce l’avete una storia di cambiamento da raccontarmi?

Non vedo l’ora di ascoltarla.

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Lezioni dal Lockdown (parte 2)

Mancano alcuni mesi prima che le restrizioni si allentino e questa pandemia può quindi sembrare una punizione senza fine.

Anche se restare a casa ed evitare viaggi non è neanche lontanamente paragonabile al tempo in prigione, c’è una cosa che possiamo imparare dai detenuti.

Leggendo qua e là, nei giornali d’oltreoceano, ho trovato lo studio di un certo Mitch Abrams, uno psicologo che sovrintende alla salute mentale nelle prigioni statali del New Jersey e che pone spesso ai suoi pazienti, (dei detenuti ovviamente), questa serie di domande :

– come, cosa e chi, è importante per te? 
– cosa sei disposto a fare per rendere la tua realtà il meglio che puoi in queste circostanze? 

Siamo esseri sociali. Le circostanze a volte rendono più difficile costruire, promuovere e coltivare relazioni, anche per me questo è stato, ed è ancora, un lato di me da sistemare.

Il dottor Abrams racconta che lavorare nelle carceri per 21 anni gli ha insegnato due cose. 

Il primo è che gli esseri umani sono incredibilmente resistenti e adattabili alcuni lo riescono a fare in modo più naturale e veloce, altri meno, ma tutti lo sappiamo fare; l’evoluzione ci ha portati a questo.

la seconda è che la felicità viene da dentro. “Più riesci ad apprezzare quello che hai, meglio starai” , e non sono necessariamente cose materiali. 

Apprezzare se stessi nel momento presente, vivere nel qui e ora, partire da questo a mio avviso è la base per essere felici, anche Mitch è d’accordo.

La psicologia dello sport di resistenza ci dice che il corpo è capace di molto di più di quanto il cervello crede. (Se qualcuno ti avesse detto a marzo quanto sarebbe durata la pandemia, avresti pensato di poterla gestire?) E’ passato più di un anno e sei ancora qui e non sei ancora diventato pazzo no? Ok.

Quindi concentrati sul momento, non sul quadro generale.

L’ansia deriva dal lanciarsi nel futuro, ma “se mantieni la tua energia nel momento presente e non stai contemplando quante miglia hai in più, può sembrare facile”, questa è la versione di Jo Daniels, anche il dott. Daniels docente senior di psicologia clinica presso l’Università di Bath, in Inghilterra, ha condotto uno studio su ciò che causa ansia e depressione in condizioni di isolamento.

Come stai in questo momento? 

Ci sono molti tipi di esercizi di consapevolezza, ma uno è elencare cinque cose per le quali sei grato, ora, per quanto piccolo – sì, anche una tazza di caffè caldo conta. 

Quando ti senti sopraffatto, pensa solo a ciò che devi fare per superare l’ora successiva o il giorno successivo, non la settimana successiva o il mese successivo.

Se ti senti come se fossi un ostaggio della pandemia, beh, è ​​perché questa situazione ha una cosa in comune con l’essere effettivamente tenuti prigionieri:

  • Presenta un destino fondamentalmente incerto, ha detto Emma Kavanagh, ex psicologa della polizia e militare nel Galles del Sud che ha insegnato la psicologia della negoziazione degli ostaggi. Coloro che mentalmente si comportano meglio in situazioni di ostaggio spesso lavorano per riguadagnare una certa misura di controllo sul loro ambiente, sia che si tratti di dichiarare: “Oggi farò 100 passi intorno alla mia cella” o “Farò 50 flessioni”.

“Avere qualcosa che possiamo decidere e attivare può aiutare a ripristinare quel senso di controllo”, ha scritto il dottor Kavanagh in una e-mail. L’esercizio fisico è una buona scelta perché aumenta le endorfine, ma il tuo qualcosa non deve comportare la sudorazione. Può essere qualsiasi cosa che ti faccia sentire in controllo della tua esperienza quotidiana, sia che si tratti di una routine o di un piccolo rituale quotidiano.

Una teoria spiega questo presupponendo che quando le cose sono incerte “le persone stanno risparmiando tutte le loro energie per ciò che non sanno sta arrivando”, ha detto Jessica Alquist, professore associato di psicologia presso la Texas Tech University e ricercatrice principale dello studio. “L’incertezza potrebbe essere solo un indizio per il nostro cervello per bloccare tutto.”

Le persone che sperimentano il minimo congelamento del cervello, che gestiscono meglio l’incertezza, sono quelle che sono flessibili, ha detto il dottor Teachman, che ha anche studiato l’incertezza. 

Se ti ritrovi a perdere colpi, chiediti se stai saltando a conclusioni o supponendo il peggio. 

C’è un altro modo in cui potresti pensare alla tua situazione?
Puoi anche pensare a qualcuno che ammiri in termini di modo in cui gestisce lo stress e chiederti come potrebbe rispondere a questa situazione. 
Non preoccuparti: questo non significa che devi sempre presumere che le cose andranno bene. “Non esiste un modo giusto di pensare alle situazioni perché il nostro contesto è in continua evoluzione e le richieste sono in costante cambiamento”, ha detto il dottor Teachman.

Anche la tolleranza all’incertezza è qualcosa che puoi migliorare, anche in isolamento. 
Ecco come fare:
prova qualcosa di nuovo che non hai provato prima, preferibilmente qualcosa che ti spaventa un po ‘. La dottoressa Teachman ha provato il paracadutismo e il bungee jumping nel tentativo di spingere se stessa, ma non devi andare così lontano. 

Potrebbe essere qualcosa come inviare messaggi a qualcuno che hai incontrato e che pensavi potesse diventare un amico ma che non hai mai seguito, o dare un feedback a qualcuno quando normalmente stai zitto. 
L’idea è di fare qualcosa in cui non sai come andrà a finire, perché questo ti costringe a tollerare l’incertezza.

“Puoi farlo”, ha detto il dottor Teachman. “È scomodo ma non pericoloso.” 

E tu?
Cosa ti ha aiutato in questo periodo?